RICORSO — brief del 2026-07-05

Il vuoto di potere a Teheran e le crepe energetiche di Mosca aprono una finestra di instabilità sui chokepoint globali, mentre Washington usa leva economica e diplomazia personale per ridisegnare lealtà da Bruxelles a Pechino

Il funerale di Khamenei e l'assenza inspiegata di Mojtaba coincidono con la stretta iraniana su Hormuz e con l'escalation ucraina contro le infrastrutture energetiche russe: due chokepoint strategici, petrolio e gas, sono contesi simultaneamente mentre le potenze occidentali rispondono con forze navali e pressione NATO. Trump agisce su più tavoli con la stessa logica transazionale: estrae un rilascio umanitario da Xi, chiede lealtà politica oltre la spesa militare agli alleati NATO ad Ankara, e lascia sullo sfondo un accordo su Hormuz che l'Iran già prova a riscrivere unilateralmente. Cina e Russia rispondono con esercitazioni navali congiunte a Qingdao, segnale di coesione difensiva mentre Pechino accelera parallelamente sull'export di robotica come nuova leva geoeconomica. Sullo sfondo, crisi interne non risolte, il collasso edilizio in Venezuela, la ripresa armata a Hodeidah, la sentenza su Le Pen, mostrano fratture di legittimità politica che si intrecciano con instabilità economica reale, dal rallentamento del lavoro USA al rischio bolla AI.

“La dinamica dominante ricorda la fase 1979-1988: crisi di successione autoritaria in Iran che si somma a una guerra dei chokepoint energetici (Hormuz allora, Hormuz ed energia russa oggi), con potenze occidentali che rispondono militarmente per garantire flussi strategici mentre alleanze rivali (URSS-Iraq allora, Cina-Russia oggi) si riorganizzano attorno a un ordine multipolare instabile.”

Rischi

Da osservare

Quando il potere cambia mano nell'ombra, sono gli stretti marittimi a misurare per primi la febbre del mondo.

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