RICORSO — brief del 2026-07-11

Mentre Hormuz torna a tremare, il mondo si riorganizza attorno a chi controlla energia, minerali e chip

La giornata converge su un unico nodo: il controllo delle risorse strategiche come arma geopolitica. Lo stretto di Hormuz torna teatro di crisi con il traffico petrolifero dimezzato e Trump che minaccia mille missili, mentre Cuba collassa sotto un embargo petrolifero mirato e il Brasile sfida apertamente Cina e USA sulle terre rare. In parallelo la competizione tecnologica accelera su due fronti: la Cina recupera terreno nello spazio riutilizzabile e SK Hynix incassa una IPO record cavalcando il boom AI, segno che la corsa ai chip e quella alle materie prime sono ormai la stessa guerra vista da angolazioni diverse. Sullo sfondo, il containment indo-pacifico di Modi e la deregulation ambientale USA mostrano come anche alleanze e norme interne vengano riscritte in funzione di questa competizione sistemica per risorse ed egemonia tecnologica.

“La rima dominante è quella degli anni '70-'80: shock petroliferi OPEC, Tanker War nel Golfo Persico e rincorsa giapponese ai semiconduttori si fondono in un'unica logica attuale, dove chokepoint energetici e monopoli su materie prime critiche tornano ad essere leve di potere primario, ma stavolta in chiave multipolare (Cina, Brasile, India) anziché bipolare USA-URSS.”

Rischi

Da osservare

Chi controlla lo stretto, la miniera o il chip, scrive le regole del secolo: il resto è solo diplomazia.

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