RICORSO — brief del 2026-07-16

L'America torna a fare la guerra e a perderla nell'immagine: Hormuz in fiamme, la Cina sorpassa Washington nel gradimento globale

Il filo rosso della giornata è l'overextension americana: gli USA sono contemporaneamente belligeranti diretti in Iran, tutori de facto del Venezuela post-Maduro, mediatori del disarmo di Hezbollah in Libano e bersaglio di un sorpasso d'immagine storico da parte della Cina. Lo shock petrolifero da Hormuz si trasmette immediatamente alla politica monetaria europea, costringendo la BCE a una virata restrittiva non pianificata proprio mentre l'inflazione eurozona risale. In parallelo emergono crepe di fiducia nelle istituzioni di sicurezza (whistleblower Pegasus, zero-day pubblicato per protesta) e piccoli segnali di normalizzazione istituzionale altrove (Gibraltar-Schengen, colloqui Venezuela). Il quadro complessivo è quello di un ordine multipolare in cui la potenza militare USA resta intatta ma il suo capitale reputazionale si erode più velocemente della sua capacità di proiezione.

“La rima dominante è il 1973-1975: uno shock petrolifero mediorientale innescato da un conflitto militare (allora Yom Kippur, oggi Hormuz) che si trasmette a inflazione e politica monetaria delle economie importatrici, sovrapposto all'erosione del soft power USA da overreach militare percepito (allora Vietnam, oggi Iran/Venezuela) mentre un rivale sistemico (allora URSS in alcuni contesti, oggi Cina) guadagna terreno nell'immagine globale senza bisogno di combattere direttamente.”

Rischi

Da osservare

Quando l'impero rialza le armi, il mondo comincia già a votare con lo sguardo altrove.

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