RICORSO — brief del 2026-07-29

Due guerre rischiano di fondersi mentre Hormuz brucia e Washington ricalibra le sue alleanze

La giornata è dominata dalla pericolosa contiguità tra il conflitto Russia-Ucraina e quello USA-Iran: l'attacco ucraino a una nave iraniana nel Caspio, il sostegno militare di Teheran a Mosca e l'escalation nello Stretto di Hormuz creano un unico teatro di rischio interconnesso. In parallelo Washington ricalibra il proprio impegno verso Kyiv (licenze Patriot, sanzioni Graham al Senato) mentre resta impantanata in un confronto diretto con l'Iran dopo l'attacco alla base in Giordania. La proposta omanita su Hormuz e i negoziati Venezuela-USA offrono possibili valvole diplomatiche, ma si muovono in controtendenza rispetto al consolidamento autoritario altrove (Nicaragua, stallo in Sudamerica). Sullo sfondo, il decoupling tecnologico USA-Cina si allarga dai chip alla robotica e all'AI, mentre l'Europa segna una svolta strutturale con il sorpasso delle rinnovabili sui fossili.

“La Tanker War del Golfo Persico (1984-1988): attacchi calibrati a naviglio e chokepoint strategici come estensione indiretta di conflitti terrestri, con potenze esterne che intervengono per proteggere il traffico commerciale senza volere una guerra totale. Oggi lo schema si ripete su scala moltiplicata, con Hormuz e Caspio come teatri paralleli di una stessa logica di pressione asimmetrica, ma con la differenza cruciale che Iran e USA sono oggi belligeranti diretti, non mediati da una guerra per procura come allora.”

Rischi

Da osservare

La storia non chiude mai uno stretto senza aprirne un altro altrove: oggi tocca a Hormuz e al Caspio insegnarlo di nuovo.

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