RICORSO — brief del 2026-08-11

Il mondo si blocca su più fronti: Hormuz resta chiuso, droni ucraini colpiscono nel cuore della Russia e Netanyahu sceglie le urne contro Trump

Le notizie di oggi disegnano un sistema internazionale sotto stress simultaneo su più assi: energetico (stallo su Hormuz, siccità che riduce la produzione nucleare europea), militare-ibrido (droni ucraini a 1.200 km dal fronte, sospetti droni russi su Leipzig) e politico-elettorale (Netanyahu rifiuta il piano Gaza in vista del voto, Sánchez cede a Rabat su Ceuta, il Cremlino epura Yabloko prima delle elezioni Duma). Un filo comune lega questi episodi: leader e stati scelgono calcoli tattici di breve periodo - sopravvivenza elettorale, leva negoziale, deterrenza dichiarativa - a scapito di accordi o alleanze più ampie, mentre le istituzioni multilaterali (Schengen, tribunali arbitrali, alleanze di difesa come il Patto di Mecca) mostrano segni di logoramento senza collassare del tutto. Sullo sfondo, due crisi silenziose ma gravi - l'Ebola Bundibugyo in RDC e l'ondata di caldo record in Europa - aggravano la fragilità economica e sanitaria proprio mentre l'attenzione geopolitica è altrove. Il quadro complessivo è quello di un ordine multipolare che si logora per accumulo di crisi parallele, non per uno shock singolo decisivo.

“La rima dominante è quella della guerra fredda regionale anni '80 (Iran-Iraq, tanker war, CENTO): conflitti di logoramento economico-infrastrutturale senza vittoria decisiva, alleanze di deterrenza più dichiarative che operative, e potenze esterne che usano leve indirette (sanzioni, riparazioni, patti simbolici) invece di scontri diretti. Come allora, gli attori centrali sembrano puntare all'esaurimento reciproco più che alla risoluzione, mentre i civili e le economie periferiche pagano il prezzo maggiore.”

Rischi

Da osservare

Quando le alleanze diventano dichiarazioni e le guerre diventano logoramento, la storia non si ripete: rima, e lo fa sempre nei punti più deboli del sistema.

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