RICORSO — brief del 2026-08-13

Il mondo torna a giocarsi la pace sulle rotte marittime: da Hormuz alle Kurili, blocchi navali e sfide alle istituzioni multilaterali ridisegnano l'ordine globale

Le notizie di oggi convergono su un unico schema: potenze e attori non statali usano il controllo dei mari e delle materie prime come arma di pressione economica indiretta, dallo Stretto di Hormuz bloccato da mesi alle minacce russe di ritorsioni navali, dagli Houthi a Bab el-Mandeb ai sequestri di petroliere ombra. Questa guerra economica asimmetrica si scarica immediatamente sui cittadini comuni, con le bollette italiane in aumento del 23-54% e l'Iraq incapace di pagare gli stipendi statali. In parallelo, le architetture multilaterali del dopoguerra vengono apertamente sfidate: l'ICC minacciato dagli USA, l'ONU inerme su Cisgiordania e Sudan, il Giappone che protesta inutilmente per le Kurili. Sullo sfondo, la morte di Zhu Rongji segna simbolicamente la fine dell'era di apertura cinese, mentre l'iperinvestimento in IA solleva dubbi sulla sua reale produttività economica.

“La Tanker War del Golfo Persico (1984-1988) è la rima dominante: allora come oggi, il controllo asimmetrico degli stretti marittimi diventa arma di pressione economica in assenza di guerra dichiarata tra le grandi potenze, con scorte navali internazionali a proteggere il traffico commerciale. Ma a differenza degli anni '80, oggi questo pattern si sovrappone a una crisi più profonda: la contestazione aperta delle istituzioni multilaterali nate dal dopoguerra (ICC, ONU), che ricorda la progressiva erosione della Società delle Nazioni negli anni '30, quando le regole condivise cedettero il passo alla logica della forza unilaterale.”

Rischi

Da osservare

Quando le regole diventano opzionali, il mare torna a essere ciò che è sempre stato: non un confine, ma un'arma.

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