RICORSO — brief del 2026-08-15

L'ordine americano post-1945 si riscrive per decreto: Hormuz, Venezuela e la Cina di Xi segnano il passaggio a un'egemonia esplicita e transazionale

La giornata converge su un unico filo: Washington sta passando da potenza egemone che arbitra le regole a potenza che rivendica direttamente asset strategici, da Hormuz al petrolio venezuelano fino alla pressione tariffaria sulla Cina. Il logoramento militare (Abraham Lincoln, droni MQ-9 perduti) e la proliferazione di droni ambigui sui confini NATO orientali mostrano un apparato di sicurezza sovraesteso su troppi fronti simultanei. In parallelo, Pechino chiude simbolicamente l'era della crescita rischiosa con la morte di Zhu Rongji, proprio mentre si prepara a un vertice con una Casa Bianca percepita come disorganizzata. Il Venezuela post-Maduro e lo Zambia mostrano le due facce della transizione politica forzata o contestata: gestibile con incentivi economici nel primo caso, a rischio di violenza nel secondo. Sullo sfondo, anche le democrazie mature (Francia) faticano a normare i nuovi spazi digitali senza scontrarsi con i propri limiti costituzionali.

“La dinamica dominante ricorda l'imperialismo di chokepoint di inizio Novecento (Panama, Suez) rifuso nella logica delle sfere d'influenza post-1945: una potenza che rivendica infrastrutture globali come proprietà di sicurezza nazionale, non più tramite trattati negoziati ma per dichiarazione unilaterale, mentre il rivale sistemico (oggi la Cina, ieri l'URSS) attraversa una transizione da crescita rischiosa a consolidamento sotto un potere accentrato.”

Rischi

Da osservare

Le potenze che si dichiarano proprietarie degli stretti finiscono sempre per scoprire che il mare non si annette, si negozia.

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