RICORSO — brief del 2026-08-29

Il ritorno della politica delle risorse: petrolio, potere militare e credibilità monetaria si intrecciano in una giornata di resa dei conti geopolitica

Oggi convergono tre filoni che raccontano un mondo che torna a contendersi apertamente risorse e leve di potere: il controllo diretto USA sul petrolio venezuelano dopo un regime change, la guerra economica contro l'Iran che soffoca Hormuz senza sparare un colpo, e la purga militare in Cina che consolida Xi eliminando anche fedelissimi. In parallelo, Pechino costruisce architetture istituzionali alternative (SCO, via polare) mentre i medi poteri come l'India fanno hedging senza sciogliersi in nessun blocco. Sul fronte economico, l'euforia dell'AI (Nvidia) si scontra con la retorica anti-inflazione di Warsh e la pressione fiscale di Bessent, riproponendo la tensione classica tra indipendenza monetaria e necessità politiche. Sullo sfondo, l'epidemia di Ebola nella RDC ricorda che la fragilità sistemica non è solo geopolitica o finanziaria ma anche sanitaria, in territori dove lo stato non controlla il territorio.

“La dinamica dominante è quella dell'Iran anglo-americano 1951-1979: potenze esterne che usano leva economica, finanziaria o cambio di regime per assicurarsi il controllo delle risorse energetiche altrui, oggi però rivendicato pubblicamente come trionfo politico invece che operato in segreto. Il fatto che questa rima si manifesti simultaneamente in Venezuela (accordo petrolifero post-cattura di Maduro) e in Iran stesso (blocco economico su Hormuz) suggerisce che la logica della 'guerra per procura sulle risorse' è tornata a essere lo strumento centrale della politica di potenza americana.”

Rischi

Da osservare

Chi controlla il petrolio sotto terra e i generali sopra di essa, scrive ancora oggi le regole del gioco — solo che ora lo annuncia in conferenza stampa invece che tramite un colpo di stato segreto.

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