RICORSO — brief del 2026-08-31

La guerra Iran-USA rompe la tregua di Hormuz e accelera la ricomposizione di blocchi regionali, mentre Washington consolida per via militare i propri interessi energetici da Caracas al Golfo Persico

Il ciclo strike-ritorsione tra USA e Iran torna ad attivarsi dopo cinque settimane di stallo, con l'IRGC che colpisce basi americane in Giordania ed Emirati e il petrolio che schizza sopra i 90 dollari, aggravando un contesto già segnato da rendimenti G7 in salita per il costo fiscale della guerra economica. In parallelo, l'amministrazione Trump mostra lo stesso schema in Venezuela: intervento diretto seguito da un accordo petrolifero da 209 miliardi che apre le riserve venezuelane a compagnie statunitensi, segno di una dottrina che unisce coercizione militare e cattura di risorse strategiche. Questa proiezione di potenza genera contro-mobilitazione: SCO, patto della Mecca e l'appello di Khamenei disegnano una convergenza retorica multipolare, mentre Russia consolida presenza militare diretta in Niger sedando un ammutinamento nella stessa base che ospita truppe italiane. Sullo sfondo, il referendum islandese e le tensioni interne britanniche di Burnham mostrano una parallela crisi di coesione nell'Occidente politico, mentre la corsa robotica e il boom del gas per i data center IA proseguono indipendenti dalle crisi geopolitiche, come se un secondo binario tecnologico corresse in parallelo al caos securitario. Il filo comune è la frammentazione dell'ordine post-1991: potenze regionali e blocchi alternativi si irrigidiscono mentre Washington usa la forza per assicurarsi risorse energetiche in modo sempre più esplicito e meno mediato diplomaticamente.

“Il 1953-1954 del rovesciamento di Mossadegh e del nuovo consorzio petrolifero iraniano è la rima dominante: potenze rivali vengono destituite o colpite militarmente e quasi immediatamente seguite da accordi che aprono le risorse strategiche a compagnie occidentali. Oggi Trump rivendica pubblicamente ciò che allora restava clandestino, ma la logica di fondo - regime change o coercizione militare seguiti da cattura economica delle risorse - è identica, con il rischio storico analogo: il risentimento accumulato può alimentare instabilità di lungo periodo, come accadde con la rivoluzione del 1979.”

Rischi

Da osservare

La storia non si ripete, ma le potenze che vogliono il petrolio degli altri continuano a chiamarlo liberazione.

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