L'ordine multipolare si scrive col fuoco: guerra aperta in Iran, spartizione petrolifera in Venezuela, e le potenze medie che si riarmano in silenzio
Le notizie di oggi disegnano un mondo in cui la forza militare diretta torna a essere lo strumento primario per riscrivere gli assetti energetici e geopolitici: gli USA sono contemporaneamente belligeranti in Iran e beneficiari di un regime change in Venezuela che si traduce immediatamente in contratti petroliferi multimiliardari per le proprie major. Mentre Washington consolida il controllo su Hormuz e sulle riserve venezuelane, Pechino risponde con un'espansione parallela e non conflittuale dell'influenza in Egitto e nel Sud globale, e Tokyo rafforza silenziosamente alleati regionali contro la Cina senza patti formali. Sullo sfondo, segnali di erosione della fiducia nel sistema dollaro-centrico (il rimpatrio dell'oro olandese) e nelle istituzioni multilaterali (AIEA ignorata, G20 diviso) suggeriscono che gli attori medi si stanno silenziosamente coprendo da un ordine sempre più transazionale e bilaterale. Il filo comune è la sostituzione della legittimità multilaterale con accordi di potenza imposti unilateralmente, giustificati a posteriori con narrative di stabilità o progresso tecnologico.
“La rima dominante è il 1953 iraniano (Operazione Ajax) reiterato su scala doppia: un regime change sponsorizzato da Washington seguito a stretto giro da un consorzio di major straniere che si spartisce le riserve nazionali per decenni. Oggi questo schema si applica letteralmente al Venezuela (accordo petrolifero per un secolo dopo la cattura di Maduro), mentre in parallelo lo Stretto di Hormuz rivive la Tanker War 1984-88, con l'aggravante che oggi gli USA non sono più mediatori neutrali ma belligeranti diretti. La combinazione dei due schemi - guerra aperta più cattura di risorse post-regime-change - richiama l'epoca 1953-1979: espansione imperiale a basso costo diplomatico che, storicamente, ha prodotto risentimento nazionalista e rovesciamenti drammatici a lungo termine (Iran 1979 docet).”
Rischi
- Escalation incontrollata nello Stretto di Hormuz con shock energetico globale, dato il crollo del traffico navale e gli attacchi reciproci a infrastrutture critiche
- Blowback nazionalista di lungo periodo nei paesi soggetti a regime change/estrazione di risorse (Venezuela, Iran), replicando la dinamica che portò alla rivoluzione iraniana del 1979
- Accelerazione della frammentazione monetaria e finanziaria (rimpatri d'oro, hedging degli alleati, G20 diviso) che indebolisce la fiducia nel sistema dollaro-centrico senza un'alternativa stabile pronta
Da osservare
- Settore energetico: riconfigurazione delle catene di fornitura petrolifere con nuovi attori (Chevron, Eni, GE Vernova in Venezuela) e impatti su prezzi e produzione globale da monitorare
- Architetture di sicurezza regionali in Asia-Pacifico: il modello giapponese di assistenza militare informale (Filippine, Indonesia) come alternativa flessibile alle alleanze formali, tema da seguire per gli sviluppi nel Sud-Est asiatico
La storia non si ripete, ma fa rima: ieri l'Anglo-Iranian Oil Company, oggi Chevron a Caracas — cambia la sigla, resta lo schema.
Leggi le 10 analisi complete →