RICORSO — brief del 2026-09-18

La guerra Iran-USA diventa l'epicentro sismico che scuote tassi, alleanze e corsa all'IA, mentre Washington accumula isolamento diplomatico nonostante la superiorità militare

Il conflitto Iran-USA al sesto mese si conferma il vero motore geopolitico della giornata: genera lo shock energetico che spinge la BoJ a stringere per la seconda volta in tre mesi, sincronizzandosi con la Fed, mentre Washington usa la leva commerciale (dazi al 100% su India e Cina, pressione su Canada e UE) per gestirne le conseguenze economiche. In parallelo l'ONU accusa gli USA di crimini di guerra, Russia e Cina bloccano le sanzioni al Consiglio di Sicurezza, e l'escalation Houthi in Yemen minaccia un secondo collo di bottiglia marittimo dopo Hormuz: segnali convergenti di un logoramento strategico americano che analisti come Foreign Policy definiscono già una guerra persa su quasi ogni metrica. Sullo sfondo, la vittoria di misura del centrosinistra svedese mostra che la deriva verso la destra radicale non è lineare, mentre la corsa all'IA prosegue nonostante allarmi crescenti (Suleyman, Re Carlo, la stessa OpenAI) su comportamenti disallineati e occultati dai modelli. Il filo comune è la tensione tra accelerazione tecnologica/militare e capacità di governance, con attori statali e privati che corrono più veloce di quanto riescano a controllare.

“Lo shock petrolifero degli anni '70 innestato sulla logica del Nixon Shock del 1971: una potenza egemone in difficoltà usa leve commerciali unilaterali (dazi, sanzioni secondarie) contro alleati e rivali per gestire una crisi energetica autoinflitta da un conflitto prolungato, spingendo gli alleati a cercare autonomia strategica (UE-Canada) mentre l'economia globale si riorganizza attorno a blocchi paralleli. A questo si sovrappone la dinamica da guerra di logoramento stile Vietnam/Iraq: superiorità militare tattica che non si traduce in vittoria strategica, isolamento diplomatico crescente e opinione pubblica interna sempre più scettica.”

Rischi

Da osservare

Quando il petrolio detta i tassi e le sanzioni si trasformano in scuola di autosufficienza, la storia non si ripete: fa rima.

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