RICORSO — brief del 2026-09-28

Le grandi potenze ridisegnano gli equilibri sopra la testa degli alleati minori, mentre le democrazie europee testano la tenuta istituzionale contro le spinte nazionaliste

Il filo conduttore della giornata è la subordinazione degli attori minori alle logiche delle grandi potenze: Taiwan diventa merce di scambio nel disgelo USA-Cina, l'Iran negozia sotto pressione militare diretta, e Gaza resta ostaggio di un board di ricostruzione che esclude gli attori locali. In parallelo l'Europa affronta una doppia escalation ibrida (Russia su infrastrutture e droni) e una crescita istituzionale delle destre radicali (RN in Francia, SNS in bilico in Serbia), mentre la Svizzera sceglie il pragmatismo contro l'isolazionismo. Il quadro complessivo è quello di un ordine multipolare in fase di ridefinizione, dove i piccoli stati pagano il prezzo della stabilizzazione tra i grandi, e le democrazie interne sono sotto stress da polarizzazione e sfiducia.

“La dinamica dominante è quella delle 'sfere di influenza' stile Yalta 1945 e dell'ambiguità strategica nixoniana su Taiwan (1971-79): le grandi potenze negoziano direttamente tra loro il destino di alleati minori, sacrificando chiarezza e impegni di sicurezza in cambio di stabilità bilaterale maggiore. È la stessa logica che oggi lega il congelamento degli aiuti a Taiwan, la marginalizzazione di Kyiv nelle trattative energetiche russe, e l'esclusione degli attori locali dalla governance di Gaza.”

Rischi

Da osservare

Quando i grandi si accordano tra loro, i piccoli scoprono di essere seduti al tavolo solo come piatto del menu.

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