RICORSO — brief del 2026-10-03

Lo shock energetico da Hormuz mette sotto pressione obbligazioni, lavoro e diplomazia: il G7 apre le riserve mentre Washington usa dazi e licenze come leve

Il filo conduttore è l'energia come moltiplicatore di stress. Il petrolio fisico (Dated Brent sopra 120 dollari) e la strozzatura dei raffinati hanno spinto il G7 a rilasciare 100 milioni di barili e hanno fatto salire il Treasury a 10 anni al 5,34%, massimo dal 2002. Intanto il mercato del lavoro USA si indebolisce (+29.000 posti, disoccupazione al 4,2%), e questo alimenta il parallelo con la stagflazione degli anni Settanta. Washington usa la leva economica anche altrove: dazi su Seul per l'Alaska LNG, licenze sui componenti del C919 e armi a Taiwan, mentre la distensione con Pechino avanza e l'immagine cinese in America Latina supera quella americana. Sullo sfondo la pressione elettorale di midterm condiziona le scelte, mentre i conflitti periferici (Kyiv, Corno d'Africa) si aggravano e l'IA entra nella sfera della sicurezza nazionale.

“Il secondo shock petrolifero del 1979-81: un'interruzione di offerta in Medio Oriente fa salire insieme energia e rendimenti, mentre il lavoro rallenta e le banche centrali restano intrappolate tra inflazione e crescita. Il parallelo regge anche per il 2022, quando le riserve strategiche calmarono i prezzi solo per poche settimane perché il vincolo restava la raffinazione. La differenza è un debito pubblico molto più alto, che rende i rendimenti elevati più pesanti per i bilanci, e un'intensità energetica del PIL molto più bassa.”

Rischi

Da osservare

Le riserve strategiche comprano tempo, non barili nuovi: la storia presenta il conto a chi scambia una pausa per una soluzione.

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