RICORSO — brief del 2026-10-05

Le guerre colpiscono ponti, raffinerie e basi: l'energia e le infrastrutture diventano il vero campo di battaglia, mentre le potenze medie cercano spazio

Il filo comune è la guerra d'usura sulle infrastrutture. La Russia martella i ponti di Kyiv e Kyiv minaccia le raffinerie russe, con code ai distributori a Mosca. In Iran la guerra con gli Usa produce code ai distributori e le dimissioni del ministro del Petrolio. Gli Houthi colpiscono Aramco mentre Riad si appoggia all'intelligence americana, e il ritiro dei B-1 da Fairford dopo l'allarme terrorismo mostra come la minaccia iraniana si estenda fino al territorio britannico. Intorno a questo nucleo, le potenze medie come l'India si propongono come mediatrici. Gli Stati Uniti sono più esposti all'interno: la popolarità cala per guerra e prezzi, il voto brasiliano si polarizza, e Trump accentra il controllo su IA e campagna elettorale. Restano sullo sfondo la corsa nucleare sulla Luna e il ritorno delle regole di partito al Parlamento europeo come strumento di scontro politico.

“Le guerre delle città e delle petroliere del 1984-1988 tra Iran e Iraq. Allora gli avversari colpirono centri abitati, raffinerie e navi per logorare l'economia e il morale del nemico, con escalation reciproche e carenze interne di carburante. Oggi si ripete lo stesso schema con droni e missili a basso costo, a Kyiv, nel Golfo e nel Mar Rosso. Il precedente suggerisce che il logoramento delle infrastrutture porta alla trattativa solo dopo un lungo esaurimento economico, non prima. A rafforzare la rima c'è la mediazione di terzi, come l'India oggi e l'ONU allora.”

Rischi

Da osservare

Quando si bombardano ponti e raffinerie la guerra non finisce con la vittoria, ma quando a uno dei due finiscono carburante e pazienza.

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