RICORSO — brief del 2026-10-07

Dal Golfo al Mar Nero, la guerra marittima torna a colpire le rotte del commercio mentre i segreti di Stato e la fiducia tra alleati si incrinano

Il filo comune della giornata è la guerra che si sposta dai fronti terrestri alle arterie del commercio. Nel Golfo la guerra USA-Israele contro l'Iran entra nell'ottavo mese con attacchi alle petroliere come On Peace e un Brent ancorato a 100 dollari: il prezzo misura ormai il costo del rischio e del trasporto più che i volumi. Nel Mar Nero i droni colpiscono mercantili nella zona economica esclusiva bulgara, quindi in acque di un Paese NATO e UE. Sul piano politico, le parole di Trump sulle città californiane, la corsa elettorale tra Flávio Bolsonaro e Lula e le proteste liceali francesi mostrano consensi interni messi alla prova da costi economici e vincoli fiscali. Intanto crescono i casi di opacità e fiducia incrinata: la morte sospetta all'istituto anti-peste di Irkutsk, con la pressione di USA e OMS su Mosca, e l'arresto dell'ex capo del BND Hanning. Il Tigray e il Sahel ricordano che anche l'Africa sta tornando a conflitti riaperti e alleanze rovesciate.

“La guerra delle petroliere del 1984-1988. Due belligeranti colpiscono navi di bandiera terza, spesso senza rivendicazioni, con equipaggi asiatici e bandiere di comodo tra le vittime. I volumi di export reggono, ma salgono noli, assicurazioni e premi di rischio, e le rotte alternative (come l'oleodotto Est-Ovest saudita) compensano in parte. Allora la spirale si fermò solo con le scorte navali (Earnest Will) e lo scontro diretto, e oggi la stessa dinamica si ripete su due teatri, Golfo e Mar Nero. Sullo sfondo, l'opacità sanitaria e di intelligence russa evoca Sverdlovsk 1979 e il caso Felfe, con la differenza che oggi OMS, satelliti e social media rendono più difficile occultare i fatti.”

Rischi

Da osservare

Quando i cannoni non decidono la guerra, la decidono le rotte: chi controlla il mare paga il conto, chi non lo controlla lo paga più caro.

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