RICORSO — brief del 2026-10-09

Mentre Washington sospende l'azione militare in attesa del voto e tratta con tutti, il mondo registra guerre che si allargano, civili colpiti e alleanze che si riallineano

Il filo comune di oggi è la distanza tra la diplomazia e il campo. A Miami gli Usa convocano ucraini ed europei e Rubio parla di stallo strategico, mentre a Kramatorsk una bomba planante uccide almeno 30 civili su due autobus. Sull'Iran Trump congela l'attacco fino al voto del 3 novembre, ma il Pentagono prepara opzioni e i Pasdaran continuano a colpire le navi a Hormuz. Il Golfo si allarga con l'attivazione del Patto di Mecca contro gli Houthi, e a Gerusalemme Est il declassamento del consolato britannico mostra come le pressioni sullo status della città colpiscano anche gli alleati. Sul piano economico e tecnologico la stessa logica di blocchi e pressione si vede nello stop ai grandi del settore IT dal programma PERM, nella proiezione cinese in Laos, negli attacchi cyber filorussi all'Italia e nel nervosismo dei mercati sui ricavi AI, dove una differenza di metodo contabile basta a muovere titoli e CDS.

“La rima più forte è il 1972: Nixon sospese i bombardamenti sul Vietnam del Nord e proclamò la pace vicina a ridosso del voto, poi, bloccati i negoziati, riprese con Linebacker II una campagna aerea breve e intensa per forzare il tavolo. La pausa di Trump sull'Iran, con tre portaerei in arrivo e un piano di tre giorni già pronto, segue lo stesso schema in cui il calendario elettorale detta il ritmo della forza. Sullo sfondo c'è il modello di Corea 1951-53, dove si tratta mentre il fronte resta quasi fermo e ogni offensiva serve a pesare al tavolo, come in Ucraina. A questo si aggiunge la guerra delle petroliere del 1984-88, con attacchi alle navi e alle infrastrutture energetiche che spingono potenze esterne a intervenire, oggi tra Hormuz e Mar Rosso. La differenza è che oggi i fronti sono più numerosi e collegati: droni, missili a lunga gittata e bombe plananti economiche colpiscono lontano dal fronte.”

Rischi

Da osservare

Le pause dei potenti seguono il calendario delle urne, le guerre seguono quello delle stagioni: l'inverno non vota.

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