Il diesel è il filo rosso: la guerra con l'Iran e lo shock di Hormuz costringono Washington a patteggiare con Mosca, mentre il Medio Oriente, il Mar Rosso e il Corno d'Africa si accendono insieme
La storia centrale è energetica: il blocco parziale di Hormuz tiene il Brent sopra i 100 dollari, il diesel tocca record e la strozzatura sta nella raffinazione e nei noli, non nell'estrazione. Qui si innestano gli Houthi, che colpiscono Riyadh e fanno scattare il Patto di Mecca, e l'accordo Trump-Putin sul diesel russo, spinto dal prezzo dei carburanti prima delle elezioni di metà mandato. Il costo si vede nella frattura con Kyiv, che risponde colpendo carburanti e data center di Yandex, trasformando infrastrutture civili e di calcolo in bersagli. Intorno, le grandi potenze gestiscono i rapporti con strumenti ambigui: disgelo Usa-Cina con Taiwan irrisolta, intesa UE-Cina sulle ibride, sanzioni Usa alla Corte penale internazionale. Sul fianco africano, il rischio di guerra tra Etiopia ed Eritrea aggiunge un nuovo fronte sul Mar Rosso.
“Gli anni Settanta-Ottanta: lo shock petrolifero del 1973-74 e la guerra delle petroliere Iran-Iraq. Come allora, un conflitto in Medio Oriente rende l'energia un vincolo di politica estera, con i prezzi alla pompa che pesano più della coerenza strategica verso gli avversari (il precedente è la disputa sul gasdotto siberiano). Ricorrono anche gli attacchi a infrastrutture e città tipici della guerra delle città, e le restrizioni 'volontarie' all'export di auto in stile anni Ottanta. La differenza è che gli USA sono oggi il primo produttore mondiale, quindi la vulnerabilità sta nei distillati, nella logistica e nei noli, non nel greggio in sé.”
Rischi
- Escalation regionale in Medio Oriente e Mar Rosso: attacchi Houthi alle infrastrutture saudite, Patto di Mecca attivato e Hormuz parzialmente bloccato mantengono petrolio sopra i 100 dollari e scorte di distillati ai minimi da oltre vent'anni, con rischio di stagflazione e shock su trasporti e industria
- Frattura nel fronte occidentale sull'Ucraina: lo scambio diesel-sanzioni sospese con Mosca, la reazione di Zelensky e il rifiuto di Putin di riprendere i negoziati trilaterali alimentano escalation su infrastrutture energetiche e digitali, civili incluse
- Nuovo conflitto convenzionale tra Etiopia ed Eritrea sul Tigray, con collasso dell'accordo di Pretoria, coinvolgimento di forze eritree e rischio di contagio al Mar Rosso, già instabile per gli Houthi
Da osservare
- Raffinazione, logistica marittima e capacità di stoccaggio dei distillati: i colli di bottiglia dell'offerta sono qui, e noli e margini ne sono il termometro
- Difesa a basso costo contro droni e protezione di infrastrutture digitali: energia diretta (laser e microonde), controdroni e resilienza dei data center sono la risposta alla guerra di logoramento sulle infrastrutture
- Commercio UE-Cina e diplomazia dei dazi: l'attuazione dell'accordo sulle ibride, le possibili elusioni (modelli di fascia alta, fabbriche locali, come con il Giappone) e il disgelo Usa-Cina con il nodo Taiwan
Quando il diesel scarseggia, anche le linee rosse diventano negoziabili: la storia insegna che il prezzo alla pompa piega più strategie dei trattati.
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