RICORSO — brief del 2026-10-10

Il diesel è il filo rosso: la guerra con l'Iran e lo shock di Hormuz costringono Washington a patteggiare con Mosca, mentre il Medio Oriente, il Mar Rosso e il Corno d'Africa si accendono insieme

La storia centrale è energetica: il blocco parziale di Hormuz tiene il Brent sopra i 100 dollari, il diesel tocca record e la strozzatura sta nella raffinazione e nei noli, non nell'estrazione. Qui si innestano gli Houthi, che colpiscono Riyadh e fanno scattare il Patto di Mecca, e l'accordo Trump-Putin sul diesel russo, spinto dal prezzo dei carburanti prima delle elezioni di metà mandato. Il costo si vede nella frattura con Kyiv, che risponde colpendo carburanti e data center di Yandex, trasformando infrastrutture civili e di calcolo in bersagli. Intorno, le grandi potenze gestiscono i rapporti con strumenti ambigui: disgelo Usa-Cina con Taiwan irrisolta, intesa UE-Cina sulle ibride, sanzioni Usa alla Corte penale internazionale. Sul fianco africano, il rischio di guerra tra Etiopia ed Eritrea aggiunge un nuovo fronte sul Mar Rosso.

“Gli anni Settanta-Ottanta: lo shock petrolifero del 1973-74 e la guerra delle petroliere Iran-Iraq. Come allora, un conflitto in Medio Oriente rende l'energia un vincolo di politica estera, con i prezzi alla pompa che pesano più della coerenza strategica verso gli avversari (il precedente è la disputa sul gasdotto siberiano). Ricorrono anche gli attacchi a infrastrutture e città tipici della guerra delle città, e le restrizioni 'volontarie' all'export di auto in stile anni Ottanta. La differenza è che gli USA sono oggi il primo produttore mondiale, quindi la vulnerabilità sta nei distillati, nella logistica e nei noli, non nel greggio in sé.”

Rischi

Da osservare

Quando il diesel scarseggia, anche le linee rosse diventano negoziabili: la storia insegna che il prezzo alla pompa piega più strategie dei trattati.

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