RICORSO — brief del 2026-10-12

Un mondo in guerra di logoramento: gli annunci di tregua inseguono i droni mentre energia, clima e politica interna diventano campi di battaglia

Il filo comune è l'energia come arma e come vulnerabilità. La guerra con l'Iran e la chiusura di fatto di Hormuz spingono Washington a sospendere le sanzioni sul diesel russo e ad annunciare una 'tregua energetica' non confermata da Mosca. Intanto gli Houthi colpiscono l'aeroporto di Riad e gli impianti petroliferi sauditi, e il blocco navale USA continua nel Golfo di Oman. Sullo sfondo l'Asia orientale si riarma (lanci nordcoreani, test ipersonico di Seoul), l'Europa difende la propria industria con il 'Made in Europe' e litiga sul bilancio 2028-2034, mentre un El Niño da record e l'uragano Isaias ricordano che anche il clima pesa sui prezzi e sulle infrastrutture. In vari Paesi (Pakistan, Israele, Kenya, Palestina) il potere esecutivo usa emergenze, procedimenti penali o rinvii elettorali per contenere dissenso e controlli.

“Gli anni Settanta-Ottanta: shock energetici, guerre per procura nel Golfo e protezionismo industriale. La 'guerra delle petroliere' del 1984-88 è il parallelo più vicino, con un attore armato dall'Iran che colpisce infrastrutture del Golfo e potenze esterne che scortano e sanzionano. La moratoria energetica del 2025 mostra inoltre come le tregue annunciate prima dell'accordo restino parziali e contestate. Ai prezzi dei carburanti si somma una politica interna che usa lo stato di emergenza (Pakistan di Bhutto) o la pressione sulle fonti (Goldstone) per contenere il dissenso.”

Rischi

Da osservare

Le tregue annunciate prima di essere concordate durano quanto il prossimo drone: la storia ricorda che il petrolio si paga sempre due volte, al distributore e in diplomazia.

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