RICORSO — brief del 2026-10-19

Dalle piazze francesi alla guerra in Ucraina, il potere sposta i confini mentre le istituzioni sono messe alla prova

Le storie di oggi mostrano ordini interni e internazionali sotto pressione: in Francia la rabbia per carovita e tagli ai servizi esplode in saccheggi e incendi, mentre in Pakistan il centro scavalca una provincia di opposizione in piena emergenza jihadista. Sul fronte esterno Washington allenta le sanzioni alla Russia e, di fatto, frena Kyiv con il limite di velocità Starshield, mentre l'Ucraina colpisce San Pietroburgo con i droni e la guerra con l'Iran tiene alta la tensione energetica. In Venezuela, dopo la cattura di Maduro, e in Brasile, a una settimana dal ballottaggio Lula-Bolsonaro, le transizioni e i voti ravvicinati mettono alla prova la tenuta delle istituzioni. Sul piano economico e tecnologico le basi di confronto favorevoli gonfiano gli utili dell'S&P 500, Anthropic prepara la quotazione con un gesto sulla fiducia pubblica e Dangote rappresenta l'ambizione di autonomia industriale africana, con dati però non verificati.

“La rima dominante è quella della fine dell'ordine consolidato, tra la détente degli anni Settanta e il 1938. Una potenza garante tratta con l'avversario sopra la testa dell'alleato (Monaco, Ostpolitik), mentre all'interno gli Stati vivono rivolte sociali che somigliano alle banlieue del 2005 e ai Gilets jaunes, con cause irrisolte e risposte d'ordine di corto respiro. In più, come negli anni Novanta, la rimozione con la forza di un leader (Noriega, Maduro) apre transizioni lunghe e incerte. In tutti questi casi la concessione tattica o la repressione non risolvono la causa strutturale: la rimandano.”

Rischi

Da osservare

Quando i garanti negoziano sopra la testa degli alleati e le piazze bruciano sotto quella dei governi, la storia non rima: bussa.

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