RICORSO — brief del 2026-10-21

Washington tratta con tutti e preme sugli alleati mentre la guerra con l'Iran e Hormuz fanno salire il costo dell'energia

Il filo comune è un'America concentrata su più fronti, che usa leva economica e politica sugli alleati: preme su Kyiv dopo Oslo mentre Witkoff incontra Putin, tratta con l'India, impone dazi al 50% sul Canada (ora contestati in tribunale) e minaccia l'Europa. La guerra con l'Iran e la crisi di Hormuz fanno salire il Brent a 108 dollari e il GNL asiatico sopra i 30. L'effetto si vede nei sussidi da 8 miliardi agli agricoltori a poche settimane dalle midterm e nei Typhoon britannici schierati contro gli Houthi. Il commercio marittimo è sotto attacco anche nel Mar Nero, dove la NATO rafforza la sorveglianza e Londra alza la classificazione di rischio assicurativo. In parallelo il capitale privato si muove: fusione Tesla-SpaceX in valutazione, acquisti USA nel Mittelstand tedesco. Restano incerti il ballottaggio brasiliano del 25 ottobre e il focolaio di Ebola Bundibugyo, che ha raggiunto la Nigeria.

“Gli anni Settanta e la guerra delle petroliere degli anni Ottanta: shock energetico da conflitto in Medio Oriente, sussidi elettorali ad hoc, rotte mercantili attaccate con attribuzione ambigua e potenze esterne che scortano e sorvegliano. A questo si somma il Vietnam 1972-73: una potenza che vuole uscire dal conflitto tratta con l'avversario e preme sull'alleato riluttante, con il rischio di una tregua fragile. Le rime sono parziali: oggi esistono la rete europea di sostegno a Kyiv e i vincoli giudiziari sui dazi.”

Rischi

Da osservare

Quando il petrolio sale e le rotte si chiudono, la pace si negozia sulla pelle degli alleati e il conto lo pagano tutti.

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