RICORSO — brief del 2026-10-25

Un mondo in guerra con l'Iran: le infrastrutture condivise diventano leve di potere mentre Trump punta alle urne di midterm

La guerra USA-Iran iniziata a febbraio è il filo che lega gran parte delle storie di oggi. Trump minaccia nuovi raid dopo il collasso dell'accordo interim, gli Houthi aprono un fronte contro l'Arabia Saudita e i noli record delle petroliere ridisegnano i flussi di greggio verso l'Asia, con un fuel oil più caro del greggio. Anche le infrastrutture condivise diventano strumenti di pressione: Starlink rallentato e poi sbloccato per Kiev, il gas indonesiano ridotto per Singapore, il nuovo ponte sullo Yalu che avvicina Kim a Pechino prima del vertice Apec con Trump. Il quadro politico interno è teso: voto in Brasile, elezioni israeliane del 27 ottobre con la risposta di Hebron, proteste di massa in Francia e le midterm americane del 3 novembre, che spiegano le esenzioni sui dazi canadesi e il voto anticipato di Trump. Il tema comune è la dipendenza da un solo fornitore o da una sola rotta, che il conflitto trasforma in vulnerabilità strategica.

“La guerra delle petroliere del 1984-88 combinata con la logica di Linebacker II. Il conflitto con l'Iran si estende alle infrastrutture energetiche e ai trasporti del Golfo, con proxy che colpiscono i punti deboli dell'export. Washington alterna la minaccia della forza e il ritorno al tavolo sullo stesso testo, come Nixon nel 1972. A questo si somma un ciclo elettorale in cui la sicurezza interna e la politica estera si mescolano, simile a Sharon nel 2003 e ai midterm del 2006 e del 2018. La differenza è che oggi la leva non è solo navale: comprende satelliti privati, gas via gasdotto e catene di fornitura globali.”

Rischi

Da osservare

Chi controlla il satellite, il gasdotto o la rotta marittima non ha bisogno di dichiarare guerra: gli basta decidere quando rallentare.

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