Le urne e le piazze contano più dei palazzi: da Brasilia a Belgrado il voto diventa campo di battaglia, mentre il Golfo resta in bilico tra ultimatum e mediazioni
Il filo comune di oggi è la contestazione della legittimità: Bolsonaro rifiuta di riconoscere la sconfitta, Machado chiede elezioni a un Venezuela guidato ad interim da Rodríguez con l'appoggio USA, Vučić invece concede subito alla lista studentesca, mentre Xi stringe la disciplina interna in vista del congresso. Sul piano esterno le grandi potenze usano leve economiche e infrastrutturali al posto dei soli eserciti: Trump alterna ultimatum all'Iran e dazi trasformati in investimenti (Audi), Musk limita Starlink in Ucraina, Berlino esita sulla flotta ombra, e Canada e UE cercano un'autonomia comune senza accordarsi su che cosa sia. Il Golfo resta il punto più caldo, con il cessate il fuoco dell'8 aprile logoro, la tregua Houthi-Sauditi crollata e noli record sulle petroliere. In Europa le proteste di massa e le accuse di interferenza russa saldano tensione interna e sicurezza. Alle midterm USA mancano dieci giorni e molte decisioni, a partire dall'Iran, sembrano calibrate su quella scadenza.
“La rima dominante è quella degli anni Settanta-Ottanta: un ordine guidato dagli USA che si rinegozia per via transazionale, con alleati che cercano diversificazione (la Terza Opzione canadese del 1976, i costruttori giapponesi che aggirano le barriere) e il Golfo come teatro di una guerra delle petroliere in cui il traffico energetico è bersaglio e leva. A questa si somma la rima della legittimità elettorale contestata: Rousseff-Neves 2014 e il 2020-21 americano per il Brasile, Milošević 2000 per la Serbia, Aquino 1986 per Machado. Cambia la forma della dipendenza: oggi passa anche da aziende private, come Starlink, e non solo dagli Stati.”
Rischi
- Ripresa dei raid USA-Israele sull'Iran dopo le midterm o collasso del cessate il fuoco a Hormuz, con effetti su noli, petrolio e sicurezza del Golfo, aggravati dall'escalation Houthi-Arabia Saudita
- Crisi di legittimità in Brasile se Flávio Bolsonaro mantiene il rifiuto di concedere e la narrativa del voto rubato mobilita piazze e istituzioni, con eco internazionale (Trump Jr)
- Cortocircuito tra proteste sociali europee e sospetti di interferenza russa, con flotta ombra nel Baltico non contrastata e coesione UE messa alla prova su fondi per Kyiv e bilancio settennale
Da osservare
- Reshoring industriale sotto pressione tariffaria (caso Audi in Georgia): osservare come altri costruttori europei e asiatici spostano capacità negli USA e che effetto ha sull'occupazione in patria
- Diversificazione delle alleanze tra potenze medie (UE-Canada) e accordi commerciali alternativi, da seguire per capire se il vertice di Montreal produce risultati concreti o resta simbolico
- Transizioni democratiche e coabitazioni (Serbia, Venezuela, Brasile): possibili riassetti politici ed economici da monitorare nei Balcani e in America Latina
Quando il potere non convince, perde prima il voto e poi la piazza; quando perde il voto, a volte rifiuta di accettarlo, e il resto lo decide chi controlla gli strumenti da cui tutti dipendono.
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