RICORSO — brief del 2026-10-30

Lo shock energetico da Hormuz si intreccia con inflazione, successioni al vertice e fiducia incrinata nei mercati e nelle istituzioni

Il filo comune del 30 ottobre è la scarsità di energia e di fiducia: il gas europeo sopra i 100 euro/MWh, le mine nello Stretto di Hormuz, il diesel russo diretto negli USA e le scorte strategiche rilasciate mostrano come la guerra in Iran sia diventata un vincolo economico e politico. L'inflazione al 3,8% blocca la BCE mentre Lagarde anticipa l'uscita, e le industrie energivore europee soffrono più che nel 2022 per domanda debole e assenza di coperture. Sul piano strategico, USA e Cina si stringono sulla tecnologia in vista del vertice di Shenzhen, mentre Pechino con le espulsioni e i seggi vuoti del plenum rivela un potere sempre più personale. Intanto i mercati puniscono la spesa AI di Alphabet e Amazon, e l'hack Binance da 6,3 miliardi, attribuito alla Corea del Nord, ricorda che anche la finanza digitale ha un fronte di sicurezza nazionale. Dnipro, la corsa ai droni e lo stallo israeliano completano un quadro in cui le guerre restano aperte e le democrazie sono sotto pressione interna.

“La rima dominante è la stagflazione degli anni 1970-80, con il secondo shock petrolifero del 1979 e il rilascio coordinato di scorte, sovrapposta alla crisi del gas europeo del 2022. Come allora, una crisi in Iran strozza l'offerta, alza i prezzi mentre la crescita è debole e costringe banche centrali e governi a scegliere tra inflazione e sostegno all'economia. A differenza del 2022 mancano coperture, domanda e margine fiscale, quindi il danno industriale può diventare permanente. In secondo piano si sente l'eco della fine anni '90: capex enorme in AI e telecom prima che i ricavi lo giustifichino, con il mercato che comincia a chiedere i conti.”

Rischi

Da osservare

Quando l'energia scarseggia, la politica si fa più cara: ogni shock petrolifero presenta il conto in inflazione, fiducia e potere.

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