Hormuz in fiamme e Brent verso 120 dollari: la guerra con l'Iran presenta il conto a energia, alleati e urne di metà mandato
Il filo comune di oggi è la guerra come fattore di scarsità e di pressione politica. Le mine e gli ordigni a Hormuz, i danni alle infrastrutture del Golfo e le raffinerie fuori uso, tra Iran e Ucraina, tolgono circa il 10% della capacità mondiale di raffinazione. Il risultato sono prezzi vicini a 120 dollari, utili record per le major e un'Europa che riscopre il costo di aver chiuso le proprie raffinerie. Gli stessi shock arrivano sulla politica: Trump cerca di chiudere il conflitto e di comprare diesel russo prima del voto del 3 novembre, mentre l'inchiesta sul doppio Sullivan in Alaska porta lo scontro federale dentro le elezioni. Intanto la sicurezza si frammenta in più teatri: i Patriot per Kyiv arrivano con ritardi pluriennali, Seul teme di essere tagliata fuori dal disgelo con Pyongyang, mentre gli hacker nordcoreani mettono a segno il furto crypto più grande di sempre. Anche le istituzioni interne mostrano segni di tensione, come in Polonia, e la competizione tecnologica con la Cina si stringe con il caso Nvidia.
“La Guerra delle petroliere del 1984-1988, intrecciata con gli shock petroliferi degli anni Settanta. Un conflitto nel Golfo porta il costo della guerra ai terzi attraverso mine, attacchi a navi e infrastrutture, e spinge le potenze esterne verso scorte e protezione navale. Come allora, i flussi continuano ma gli impianti si degradano, e la soluzione arriva dopo l'escalation, non prima. La differenza è che oggi le scorte strategiche sono ai minimi dal 1982 e gli attacchi sono saturazioni di droni e missili balistici su obiettivi fissi. Alla rima si aggiunge quella del 2022-2023: margini di raffinazione record, extraprofitti e tasse straordinarie, con rientro dei margini in 12-18 mesi solo se i flussi si riorganizzano.”
Rischi
- Escalation a Hormuz e nuova campagna USA contro l'Iran, con Brent oltre 120 dollari, scorte strategiche USA ai minimi dal 1982 e capacità di raffinazione ridotta che prolungano la scarsità di diesel e carburanti
- Crisi di legittimità istituzionale attorno alle elezioni del 3 novembre (Alaska) e in Polonia, con il rischio di contenziosi prolungati e di un'ulteriore erosione della fiducia
- Frammentazione della sicurezza: ritardi di anni nelle consegne di intercettori a Kyiv, attacchi russi alle infrastrutture energetiche, tensione sul confine coreano e furto crypto da 6,3 miliardi attribuito a Pyongyang che finanzia il suo riarmo
Da osservare
- Raffinazione, sicurezza energetica e capacità di stoccaggio in Europa: il dibattito su Ets, Cbam e sul ridimensionamento delle raffinerie può tradursi in politiche industriali, ma anche in nuove tasse sugli extraprofitti
- Difesa aerea e antimissile, produzione di intercettori e cybersicurezza delle piattaforme crypto: la domanda è strutturale, anche se i vincoli produttivi e regolatori sono il vero collo di bottiglia
Chi chiude le raffinerie in tempo di pace scopre in guerra che la sicurezza energetica non si importa.
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