Guerra a bassa intensità e tregue che erodono: il 3 novembre il mondo vota, negozia e riarma sotto la pressione dell'energia e dei fronti aperti
Le storie di oggi ruotano intorno a conflitti che non finiscono e non esplodono: raid limitati a Qeshm mentre Vance parla di progressi sui colloqui con l'Iran, la strage di Komyshuvakha mentre Witkoff prepara la mediazione ad Abu Dhabi, raid quotidiani a Gaza sotto una tregua solo nominale. Lo shock di Hormuz si trasmette all'economia: il gas europeo sopra i 100 euro al MWh, gli stoccaggi tedeschi al 61%, i governi dell'Asia-Pacifico esposti alla politica americana. Le midterm di martedì, con la Corte Suprema che respinge Trump sulle schede californiane, fanno da cerniera politica, perché la pressione elettorale spinge verso una chiusura della guerra all'Iran. Intorno si moltiplicano segnali di fragilità istituzionale e di riarmo: la crisi di governo belga, lo stallo israeliano, il piano di difesa giapponese da 70.000-80.000 miliardi di yen e la guerra ibrida, dagli hack delle app di allerta al furto da 6,3 miliardi di cui l'FBI accusa Pyongyang.
“La guerra delle petroliere del 1987-1988: gli USA usano raid navali limitati e difensivi contro l'Iran nel Golfo mentre la diplomazia lavora in parallelo, e l'uscita dal conflitto arriva per esaurimento e pressione economica, non per vittoria. Si somma la rima degli anni Settanta, quando uno shock energetico spinse l'Occidente a costruire strutture di resilienza (come l'AIE) e a rivedere la propria dipendenza. Come allora, la tregua formale convive con la violenza quotidiana (Gaza, come il Libano dopo il 2024) e le guerre si chiudono tramite negoziati nati da un logoramento reciproco, non da una svolta decisiva.”
Rischi
- Escalation a Hormuz: un incidente a Qeshm o contro unità USA può far saltare i colloqui indiretti e prolungare il blocco navale, con un nuovo balzo di petrolio e GNL.
- Carenza fisica di gas in Europa durante l'inverno: stoccaggi tedeschi al 61% e prezzi sopra i 100 euro al MWh espongono a razionamenti e a una crisi industriale, soprattutto se l'inverno è rigido.
- Erosione delle tregue e delle istituzioni: stragi di civili in Ucraina, raid continui a Gaza, stallo post-elettorale in Israele, crisi di governo in Belgio e tensioni sulla legittimità del voto USA alimentano instabilità e sfiducia.
Da osservare
- Sicurezza energetica europea: GNL, stoccaggi, efficienza e diversificazione degli approvvigionamenti, con i precedenti del 2022-2023 come riferimento per la risposta politica.
- Difesa, droni e sovranità tecnologica: il piano giapponese, i bilanci asiatici su chip e IA e la richiesta europea di calcolo e modelli propri indicano una fase di investimento pubblico, con l'Apec di Shenzhen del 18-19 novembre e un eventuale incontro Trump-Xi come prossimo banco di prova.
Le guerre moderne raramente finiscono con una resa: finiscono quando la bolletta, le urne e la stanchezza pesano più dell'orgoglio.
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